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Come lavoriamo

Software house per startup, dal prototipo al prodotto online

Vi sviluppiamo l’app, la web app o la piattaforma su cui la startup si regge, dal prototipo che provano i primi utenti alla versione che mettete online, con una persona vostra che decide che cosa viene prima.

ParliamoneCome lavoriamo

Come si sceglie un partner tecnologico per una startup?

Chiedendo prima di tutto di chi resta il codice: a lavoro pagato deve essere della startup, insieme alla documentazione e agli account. Poi chi ci lavora. dotenv sviluppa app, web app e piattaforme per startup, con almeno due persone su ogni progetto e un prototipo che i futuri utenti provano prima che si scriva il codice.

Una software house, o una squadra vostra

Si possono avere tutte e due, in fila: il lavoro sul prodotto parte con una squadra esterna mentre cercate chi assumere, e quando arriva la vostra prima persona tecnica il prodotto è già in piedi. Nei dieci progetti raccontati nei nostri casi le squadre sono state da due a cinque persone, fra design, sviluppo della parte che gira sui server, dell’app o delle pagine che l’utente usa, e gestione del progetto.

Assumere quei ruoli uno per uno richiede tempo, e all’inizio non è detto che sappiate già quali profili vi serviranno fra un anno. Guardando crescere il prodotto capite meglio chi cercare.

dotenv è una software house nata nel 2020, e fra direzione e squadra oggi contiamo 11 persone. Il vostro prodotto passa per le mani di almeno due persone, e il lavoro è documentato per iscritto.

Che cosa resta alla startup

Pagato il lavoro, il codice è della startup, e con lui la documentazione e gli ambienti in cui il prodotto gira. Resta vostro anche se un giorno lo affidate ad altri.

Controllate anche a nome di chi sono il dominio, l’account del cloud, quello dei pagamenti e quelli degli store delle app. Sono le chiavi del prodotto, e devono essere intestate alla startup.

Prima di investire, chi vi finanzia può chiedere che cosa c’è dentro il prodotto, chi l’ha scritto e di chi è. Sono domande a cui è bene poter rispondere con il contratto e l’elenco degli account in mano.

Cosa succede se va storto →

Il codice e i requisiti della startup innovativa

La proprietà del codice conta anche per la legge, se volete iscrivervi come startup innovativa nella sezione speciale del registro delle imprese prevista dal decreto-legge 179 del 2012.

Fra le condizioni dell’articolo 25 c’è quella di soddisfare almeno uno di tre requisiti. Uno è essere titolari dei diritti su un programma per elaboratore originario, legato all’oggetto sociale e all’attività d’impresa.

Il programma va registrato presso il Registro pubblico speciale per i programmi per elaboratore, che tiene la SIAE, e il requisito vale se i diritti sono della startup, cioè se il codice è suo.

Che cosa entra nella prima versione

La prima versione deve fare bene, dall’inizio alla fine, il percorso per cui un utente apre il prodotto. Una regola pratica: una funzione entra se, togliendola, l’utente non arriva in fondo al percorso.

Poi arrivano gli utenti. A intervalli brevi guardiamo insieme, per un’ora, la versione che gira, e si sceglie che cosa fare dopo. Per questo, dalla vostra parte, ci vuole qualcuno che abbia l’ultima parola, di solito chi ha fondato l’azienda.

Il lavoro è diviso a fasi. Prima di finanziare la successiva guardate i risultati, e controlliamo con voi che quello che abbiamo costruito faccia ciò che serviva.

Il metodo, per esteso →

Un prototipo da provare, prima del codice

Schermi che si cliccano, con dentro i casi veri del vostro prodotto. Li provano i vostri primi utenti, o chi vorreste lo diventasse, e le correzioni si fanno lì, mentre è ancora un disegno. Il prototipo approvato diventa la specifica su cui la squadra scrive il codice.

Per una startup il prototipo serve due volte: dice se il percorso regge in mano a chi lo userà, e si può mostrare a chi vi finanzia prima di aver speso il budget dello sviluppo.

Anche se vi fermate lì, le schermate e la progettazione le tenete voi.

Come disegniamo →

L’AI dentro il prodotto

Se il vostro prodotto deve riconoscere, classificare o decidere qualcosa da solo, chiedete a chi lo sviluppa che cosa ha già messo in produzione. Per una piattaforma di compravendita abbiamo scritto un software che legge gli annunci e ne decide da solo l’80%; il resto lo guarda una persona. Chiedete anche dove gira il modello e dove vanno i dati che riceve, perché da lì possono cambiare il costo per ogni utente e chi vede quei dati. Da noi i dati passano solo da servizi di AI privati nostri, mai da servizi esterni.

Abbiamo anche fondato Neurally, un’azienda di AI nata dentro dotenv da un’idea nostra, che oggi ha due prodotti. Neurally Platform governa la conoscenza di un’azienda, fra processi, documenti e brevetti; AREA riconosce oggetti nei flussi video, dal vivo o registrati, senza hardware dedicato. Le persone di Neurally portano la loro competenza nei progetti di dotenv.

I dati dei vostri utenti

Se il fornitore tratta per conto vostro i dati personali dei vostri utenti, il GDPR chiede che lo faccia sulla base di un contratto che lo vincola a voi (articolo 28). Chi risponde di che cosa, quindi, si mette per iscritto prima che il prodotto raccolga il primo dato.

Per un prodotto che raccoglie dati sanitari o documenti d’identità, le regole di sicurezza si decidono prima di disegnare le schermate, e quelle più strette della norma si scrivono nel contratto. Decidete presto anche chi, dentro la startup, può vedere quali dati. I nostri certificati, ISO 9001 e ISO/IEC 27001, si scaricano dalla pagina delle certificazioni, con numero e scadenza.

Anche un modello di AI può girare dove stanno i dati: il nostro software che trascrive le riunioni, oggi usato da un ente pubblico, fa il riconoscimento vocale e tiene l’audio sui server dell’ente.

Le certificazioni →

Squadra, tecnologie e rilasci

In squadra ci sono un designer UX/UI, un project manager, sviluppatori backend, frontend e mobile, fullstack, e chi si occupa di AI e machine learning. Christian Ascone è il nostro CTO. Se nella startup c’è già chi segue la tecnica, portatelo agli incontri in cui si guarda la versione che gira.

Tutto il codice è versionato e la build è automatica: un rilascio con un test che fallisce si ferma lì. Nei progetti raccontati nei casi ci sono PHP, Symfony, RabbitMQ, React e un modello di machine learning in Tensorflow.

Come sviluppiamo una web app →

Quanto costa, e come ragionare sul budget

Il prezzo lo muovono soprattutto due cose: quanto è grande la prima versione, e quanti servizi esterni deve collegare, come i pagamenti, gli accessi, le mappe o i sistemi dei vostri fornitori.

Poi c’è il tempo. Nei dieci progetti raccontati nei casi la durata è andata da due a sedici mesi, e per le app fatte finora, dal primo incontro all’uso vero, sono passati almeno due mesi. Se c’è una data che conta, un lancio o una scadenza con chi vi finanzia, ditecela subito.

Nel conto va anche il dopo. I server e i servizi a consumo crescono con gli utenti, e per la manutenzione continuativa serve un accordo separato, che si paga.

Nel modulo vi chiediamo in quale fascia sta il vostro budget. Se per il prodotto che descrivete è troppo stretto, ve lo diciamo alla prima chiamata. Le voci che compongono il costo di un’app sono spiegate nella nostra guida.

Quanto costa sviluppare un’app →

Se avete ancora un’idea da provare

Capita di arrivare con un’idea, e con il dubbio che qualcuno la voglia davvero. Per questo abbiamo From idea to business, un prodotto nostro: otto settimane a data fissa, una squadra che lavora solo a quello, e dalla settimana sette persone vere che usano la prima versione. Il contenuto delle settimane si decide insieme ogni venerdì.

Alla fine avete un dossier con i numeri raccolti, per decidere se finanziare il prodotto vero, e una parte del nostro compenso arriva solo se proseguite. Quando non è la forma giusta, per esempio se il prodotto ha senso solo con migliaia di utenti dal primo giorno, ve lo diciamo prima di cominciare.

From idea to business →

Prima della chiamata

Si comincia con una chiamata, gratuita, anche in video. Poi una visita in sede. Alla chiamata aiuta arrivare con:

  • Il prodotto in poche righe: per chi è, e che cosa gli cambia.
  • A che punto siete: un’idea, un prototipo, una prima versione già online.
  • Se esiste già del codice, dove sta e chi l’ha scritto: lo prendiamo in carico noi.
  • Una fascia di budget, che il modulo vi chiede, e la data che conta per voi.
  • Chi avrà l’ultima parola da parte vostra.

Come lavoriamo anche: Per le PMI · Per le grandi aziende · Per la PA

Domande frequenti

Dove gira il prodotto?
Sui vostri server o in un cloud, come preferite, e metterlo in funzione nell’ambiente scelto fa parte del nostro lavoro.
Chi può vedere il codice mentre lo scrivete?
Si decide nel contratto, secondo il lavoro da fare. Se il vostro CTO vuole seguirlo mentre cresce, chiedetelo prima di firmare.
I collegamenti ai servizi esterni sono nel preventivo?
Sì. Quanto costa collegare il prodotto a un servizio si capisce aprendolo, e rientra nel preventivo del progetto.
Prendete in carico un codice scritto da altri?
Sì. Si parte da quello che esiste: nella prima chiamata ci dite dove sta il codice e chi l’ha scritto, e da lì si decide la prima parte del lavoro.
Possiamo fermarci dopo una parte del lavoro?
Sì, alla chiusura di una fase. Quello che è stato fatto resta a voi.
Se dopo il lancio salta fuori un difetto?
Lo sistemiamo senza costi per voi, perché rientra nella garanzia di legge. I tempi di risposta, se ne volete di garantiti, vanno nell’accordo di manutenzione e contano anche durante la garanzia.
Entrate nel capitale della startup, o lavorate a risultato?
Valutiamo tutte e due le strade, caso per caso. Se ne parla nella prima chiamata, insieme al prodotto.

Raccontateci il prodotto che volete costruire, e a che punto siete.