Dal 21 settembre 2026 SIMEST accetta le domande per la sezione «Investimenti IA» del Fondo 394/81: 200 milioni di euro per l’intelligenza artificiale, anticipo del 50% e fino al 10% a fondo perduto. Può fare domanda un’impresa che esporta almeno il 3% del fatturato, o ne fa almeno il 10% con clienti che esportano, e destina all’IA tutto l’intervento.
Le domande si presentano sul Portale Simest dei finanziamenti agevolati, come ha annunciato SIMEST con un comunicato stampa il 14 settembre. Il 394/81 è per natura uno strumento per chi lavora con l’estero. Nello strumento da cui nasce la sezione, Transizione Digitale ed Ecologica, le regole ordinarie chiedono di norma almeno il 10% del fatturato fatto all’export. La sezione sull’intelligenza artificiale abbassa quella soglia al 3%, e in cambio chiede che tutto l’intervento, fino all’ultimo euro, vada a spese di IA. Chi prende questo impegno può chiedere un anticipo più alto, un rimborso più lungo e una quota a fondo perduto. Il comunicato indica un tasso minimo dello 0,37% «ad oggi».
I requisiti, le cifre e le spese ammissibili qui sotto vengono dalla circolare n. 4/394/2023, nell’aggiornamento di luglio. Le condizioni complete restano quelle della circolare, e la circolare va letta con il commercialista.
Chi può fare domanda: i requisiti
Il requisito guarda all’ultimo esercizio e ha due strade: almeno il 3% del fatturato fatto all’export, oppure almeno il 10% fatto con imprese clienti esportatrici.
La seconda riguarda chi l’estero lo raggiunge attraverso i clienti. Vale se almeno il 10% del fatturato totale, cioè la voce A1 del conto economico, è fatto con una o più imprese esportatrici, e ognuna di queste ha a sua volta un fatturato export di almeno il 3%. Un’azienda che produce componenti per un costruttore che vende all’estero può rientrare anche se le sue fatture restano tutte in Italia.
Questa seconda strada, con gli stessi numeri, esiste già fra i requisiti ordinari. La novità della sezione è la prima. Nel requisito ordinario il 3% di export basta alle imprese energivore o a quelle che hanno avviato un percorso per ridurre i consumi di energia; per un’impresa che esporta fra il 3 e il 10% del fatturato, non è in quei due casi e non arriva al 10% con clienti esportatori, questa sezione è una porta nuova.
Il controllo si fa con l’ultimo bilancio e l’elenco dei clienti principali. Per ognuno serve sapere quanto pesa sul vostro fatturato e se vende all’estero almeno il 3% del proprio. Il bilancio dei clienti di solito non ce l’avete in casa: come si documenta quel dato è una domanda da fare a SIMEST o al commercialista prima di contarci.
Poi c’è l’impegno, che si prende già nella domanda: il 100% delle risorse dell’intervento va a spese riconducibili all’intelligenza artificiale, quelle riepilogate nell’Allegato 2 della circolare.
Chi rispetta già i requisiti ordinari ha anche un’altra strada da pesare. Nello strumento ordinario le spese di IA stanno fra le spese ammesse per la transizione digitale, quindi un progetto misto, con una parte di IA e una parte d’altro, può guardare lì, con le regole ordinarie della circolare. Le condizioni descritte più sotto, in quel caso, non vengono dall’impegno sull’IA, e la dichiarazione di conformità alla normativa sull’IA va resa comunque, perché la circolare la chiede a chiunque destini all’IA anche solo una parte dell’intervento.
Quanto si può chiedere
L’importo minimo è di 10.000 euro. Il massimo è il più basso fra due numeri: il 35% dei ricavi medi degli ultimi due bilanci, e un tetto che dipende dalla dimensione dell’impresa.
| Impresa | Tetto |
|---|---|
| Micro impresa | 500.000 euro |
| PMI, comprese quelle e le start up delle categorie speciali previste dalla circolare | 2.500.000 euro |
| Altre imprese | 5.000.000 euro |
Il tetto riguarda la somma che si chiede a SIMEST, fra finanziamento ed eventuale cofinanziamento. Il conto sugli ultimi due bilanci conviene farlo prima di disegnare il progetto. Come trattare un progetto che costa più di quella somma è una domanda per il commercialista.
Anticipo, rimborso e fondo perduto: che cosa si ottiene
Con l’impegno del 100% si possono chiedere un anticipo del 50%, 2 anni in più di rimborso e fino al 10% a fondo perduto, con un massimo di 100.000 euro. Le prime due la circolare le riconosce anche ad altre imprese: le energivore o impegnate a ridurre i consumi di energia, quelle della misura «Energia per la Competitività Internazionale» e quelle con interessi negli Stati Uniti.
L’anticipo sale al 50%. La prima tranche, versata come anticipo, è la metà dell’intervento; la regola ordinaria è il 25%. Arriva entro 30 giorni da quando sono soddisfatte le eventuali condizioni sospensive per l’erogazione, da sistemare entro 15 giorni dalla comunicazione successiva alla stipula o dalla proposta di deposito cauzionale.
Il rimborso si può allungare. Il finanziamento dura 6 anni dalla stipula: 2 di preammortamento e 4 di rimborso. Si possono chiedere 2 anni in più sul periodo di rimborso, e il comunicato infatti parla di finanziamenti fino a 8 anni.
Una quota a fondo perduto. Si può chiedere un cofinanziamento a fondo perduto fino al 10% dell’intervento, con un massimo di 100.000 euro. L’impegno sull’IA è uno dei requisiti alternativi che danno accesso a questa quota, e la concessione la delibera il Comitato Agevolazioni di SIMEST.
Il cofinanziamento è concesso nei limiti del «de minimis», il plafond di aiuti fissato dal Regolamento (UE) 2023/2831. Il comunicato colloca nello stesso regime anche il tasso agevolato. Se negli ultimi anni l’azienda ha già ricevuto altri aiuti de minimis, conviene chiedere al commercialista quanto spazio resta.
Le scadenze, e che cosa si rischia
Le spese vanno sostenute, fatturate e pagate nel periodo di realizzazione, che comincia quando arriva il codice CUP e finisce entro 24 mesi dalla stipula. Si può chiedere una proroga, di massimo 6 mesi.
Prima di quel termine ce n’è un altro: entro 12 mesi dalla stipula l’impresa deve presentare una prima rendicontazione delle spese fatte. Se manca, la circolare prevede la revoca dell’intero intervento.
Poi c’è la revoca legata all’impegno. La parte dell’intervento che alla fine non è andata a spese di IA viene revocata pro quota, sul finanziamento e sul fondo perduto insieme. La revoca è totale se l’intervento è servito, anche in parte, a sistemi di intelligenza artificiale vietati dall’art. 5 dell’AI Act. Inoltre, in domanda e alla rendicontazione finale, l’impresa firma una dichiarazione di conformità alla normativa sull’IA.
Quali spese di IA sono ammissibili
L’Allegato 2 della circolare riepiloga le spese riconducibili all’IA in dieci voci. La terza, «Sviluppo & Implementazione», riguarda la costruzione del sistema e contiene queste righe:
- sviluppo custom di modelli proprietari;
- fine-tuning di modelli pre-addestrati e monitoraggio delle performance dei modelli (model drift);
- integrazione con sistemi esistenti (ERP, CRM, MES, SCADA);
- testing e validazione dei modelli;
- prompt engineering e ottimizzazione.
Due voci vicine completano il quadro. La quarta, «Dati», comprende la raccolta e l’acquisto di dataset, la pulizia, l’etichettatura e la preparazione dei dati, la data governance e gli strumenti di data quality. La decima copre le consulenze finalizzate a progettare e realizzare le soluzioni delle voci precedenti.
In pratica, l’elenco comprende un modello costruito sui vostri dati oppure uno che esiste già e viene adattato al vostro caso, il lavoro per preparare quei dati, il collegamento con il gestionale e il CRM, le prove prima del rilascio e il controllo del modello dopo.
Che cosa decidere prima della domanda
L’intervento intero deve andare a spese di IA. In questa sezione non passa un progetto che mette una parte su spese che non sono di IA e il resto su un modello. Vuol dire prendere quattro decisioni prima di aprire il portale.
La prima è il lavoro da cui partire. Un lavoro che oggi costa ore o errori, e che un modello può fare o aiutare a fare: controllare immagini, oppure cercare dentro migliaia di documenti.
La seconda sono i dati. Un modello proprietario si addestra su dati vostri, e conviene sapere prima dove stanno, in che formato sono, chi li può estrarre e se ce ne sono abbastanza. La preparazione dei dati è una voce dell’Allegato, quindi può entrare nel progetto.
La terza è il calendario. Il piano va diviso in fasi con date, e la prima fase deve produrre spese da rendicontare entro i 12 mesi della prima rendicontazione. Chi costruisce il sistema deve saper dire che cosa sta nel periodo di realizzazione e che cosa resta fuori.
La quarta è se il progetto sia davvero di intelligenza artificiale. Un portale per i clienti o un gestionale nuovo possono valere l’investimento, e in questa sezione restano fuori. Presentarli come IA espone alla revoca pro quota.
Che cosa vuol dire «sviluppo custom di modelli proprietari»
Vuol dire un modello costruito sui dati e sul problema di chi lo commissiona. Un esempio è un lavoro nostro.
Per un ente di ricerca e didattica abbiamo costruito una piattaforma di microscopia. Il problema: vetrini da analizzare uno a uno, e immagini troppo grandi per gli strumenti in uso. Accanto alla piattaforma abbiamo costruito un software di machine learning, scritto in Tensorflow, che analizza le immagini e riconosce da solo se le cellule individuate sono affette da determinate patologie.
Il committente è un ente pubblico, e il caso va letto per quello che mostra: la prima riga della voce «Sviluppo & Implementazione» applicata a un problema vero.
L’intelligenza artificiale è anche il mestiere di Neurally, l’azienda che abbiamo fondato.
Sulla pagina dello sviluppo software su misura ci sono le sei fasi con cui lavoriamo, dall’analisi alla manutenzione, e tre progetti, microscopia compresa.
Come si presenta la domanda
La domanda la presenta l’impresa sul Portale Simest dei finanziamenti agevolati, dal 21 settembre 2026. Prima di aprirlo, cinque controlli, nell’ordine in cui conviene farli:
- il requisito sull’ultimo esercizio: almeno il 3% di export, oppure almeno il 10% del fatturato con clienti che esportano almeno il 3% del loro; e, se esportate già il 10%, se vi conviene lo strumento ordinario;
- il tetto, calcolato sugli ultimi due bilanci con il 35% dei ricavi medi e la soglia della vostra dimensione;
- il lavoro da cui parte il progetto, e la verifica che sia tutto spesa di IA;
- i dati: dove stanno, in che formato sono, chi li estrae, se bastano;
- un piano a fasi con la prima rendicontazione entro 12 mesi e le spese chiuse entro 24 mesi dalla stipula.
Se volete ragionare sul progetto prima di presentare la domanda, si comincia con una chiamata, gratuita.
