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L’impatto antropologico del Metaverso

Paolo Fabbri

21 Luglio 2022
tutti

Preferisco sempre parlare di tecnologia in relazione all’essere umano, non riesco a separare le due cose perché credo che soltanto una visione congiunta ci possa davvero far comprendere i trend evolutivi.

Massimo Chiriatti, CTO Blockchain & Digital Currencies di IBM

In questo mio ultimo articolo legato al tema del Metaverso parto in sesta. Prima di immergerti nella lettura, però, controlla di aver letto i miei precedenti articoli su questo mondo virtuale in progressiva definizione:

1. Un Metaverso digitale in chiave umana

2. I primi “Metaversi” nella storia

3. Rapporto tra società, politica e Metaverso e vantaggi reciproci

4. NFT, Blockchain, Digital Twin e AR Cloud nell’epoca del Metaverso

La tecnologia è ciò che ha maggiormente influenzato, permesso e garantito lo sviluppo economico e sociale dal secondo dopoguerra; di conseguenza, l’impatto antropologico che la tecnologia ha sulle persone non è certamente un tema secondario.

Perché la tecnologica è così importante per le persone?

Bastano poche parole per rispondere a questa domanda: ogni 18 mesi la tecnologia raddoppia le proprie capacità. È vitale restare al passo con essa, affinché non si acuisca il divario sociale e la si possa sfruttare nel migliore dei modi.

I vantaggi che la tecnologia offre sono tantissimi, ma oggi ci soffermeremo sul rovescio della medaglia: nel contesto del Metaverso, che impatto antropologico avrà la tecnologia sulle persone?

Come possiamo prevederlo e analizzarlo?

Come precisato anche in un mio articolo precedente, parlare di Metaverso è come camminare su un terreno inesplorato. Al suo cospetto siamo come bambini che guardano tutto con stupore, curiosità e un pizzico di sana circospezione.

Quando parliamo del Metaverso, le variabili in gioco aumentano e la disamina si complica; l’analisi diventa inevitabilmente più complessa e non può tralasciare il concetto stesso di “realtà”.

La stretta connessione tra virtuale e reale

La “realtà” è ciò che tocchiamo con le nostre mani oppure affinché un oggetto sia considerato reale è sufficiente vederlo?
 Se vivessimo confinati in una camera chiusa e vedessimo per tutta la vita le solite quattro pareti, sarebbe forse quella per noi la realtà? E se all’improvviso una persona ci raccontasse ciò che potremmo trovare fuori dalla nostra camera, come potremmo reagire? Forse penseremmo di parlare con un folle. 
Quindi la realtà è oggettiva o soggettiva?

Il concetto di realtà è strettamente collegato alla natura stessa del Metaverso, come un francobollo apposto su una lettera. La realtà virtuale e la realtà aumentata si configurano, infatti, come i principali punti cardine del Metaverso, come se fosse un continuo travaso tra gli spazi reali e virtuali.

Quindi la “reale” Realtà qual è?

Forse, le realtà virtuali sono Realtà a tutti gli effetti poiché sono capaci di generare esperienze uniche e inimitabili per tutti coloro che le provano, proprio come accade nel mondo fisico. Tutto è reale, dipende solo dagli occhi dell’osservatore.

Il Metaverso romperà definitivamente il concetto di Realtà come concepita fino a questo momento, ovvero come sinonimo di “fisico”, dandole un nuovo significato: la realtà sarà tutto ciò che noi viviamo, che ci susciterà emozioni e al quale saremo in grado di associare un significato preciso.

La Realtà sarà semplicemente tutto ciò che esiste.

Il Metaverso e la trasposizione virtuale della realtà fisica

Personalmente me lo chiedo in continuazione: il mondo virtuale del Metaverso sarà la riproduzione perfetta in scala 1-1 di ciò che facciamo nel mondo fisico?

Forse, grazie (o a causa) dell’intangibilità delle esperienze in esso vissute, sarà un luogo in cui le dinamiche e le interazioni tra i frequentatori avranno una natura edificante e piacevole. Oppure, al contrario, diventerà lo spazio dove i più beceri istinti umani troveranno un terreno fertile.

Le domande intorno alla natura e al futuro del Metaverso sono infinite: cosa faremo al suo interno? Cosa proietteremo di noi stessi? Chi controllerà le nostre azioni? Esisterà una sorta di tribunale per stabilire giusto e sbagliato?

Sono tutte domande che per ora non hanno una risposta. Tuttavia, sappiamo che il Metaverso è già stato sporcato da un episodio di violenza sessuale. Nina Jane Patel, la fondatrice di Metaverse Research, una società che sta investendo molto nel mondo del Metaverso, ha raccontato di essere stata prima importunata e poi “palpeggiata” da un gruppo di avatar maschili. Dopo essere stata inseguita, Nina ha persino denunciato di essere stata offesa con frasi sessiste.

Cosa potrebbe significare questo episodio e quanto peso dobbiamo attribuirgli?

Poiché il Metaverso potrebbe essere una trasposizione della nostra vita reale, credo sia fondamentale rifletterci. Stiamo parlando di una sorta di “alter mondo” nel quale la versione digitale di noi stessi si muove, si relaziona e interagisce con il contesto circostante.

Questo episodio di violenza pone un interrogativo: la trasposizione è tale da replicare nel Metaverso ciò che faremmo anche nella vita reale? Parliamo quindi di una trasposizione totale oppure nel Metaverso ci prenderemo più libertà di quella che ci permettiamo nella vita quotidiana? Saremo forse portati a osare di più, forse addirittura rischiando di mettere alla prova ciò che abbiamo sempre considerato un limite?

Se nel Metaverso le persone hanno la possibilità di interagire in maniera così coinvolgente fino al punto di usare violenza “fisica” nei confronti di un altro avatar, serviranno delle regole per stabilire quali comportamenti sono consentiti e quali no. In questo caso, chi scriverà queste norme e chi si occuperà di farle rispettare?

Ci sono ancora troppe domande prive di risposta. Questo non significa per forza che ad attenderci sarà un percorso minato ma, come emerge da numerosi studi psicologici, è bene conoscere i danni reali e potenziali che la tecnologia ha sulle persone che ne abusano.

Senza scendere troppo nel dettaglio, basta pensare al sovraccarico cognitivo (information overload) che insorge a causa dell’assorbimento eccessivo di informazioni a cui siamo sottoposti quotidianamente. Sopratutto con le nuove generazioni, ci sono sempre più casi di giovani con un reale bisogno di essere sempre connessi, che porta all’incapacità di gestire in modo efficiente il tempo dedicato all’utilizzo delle tecnologie.

Si è iniziato a parlare anche del cosiddetto “tecnostress”, ovvero quando il telefono diventa a tutti gli effetti un prolungamento del proprio braccio, al punto che non lo si spegne mai, lo si usa anche quando si è con le altre persone e, addirittura, lo si cerca di notte per controllare le notifiche.

Non si tratta solamente di mettere in atto determinati comportamenti, ma di una ricaduta fisica che si traduce in sintomi specifici: dall’aumento della frequenza cardiaca ai disturbi gastrointestinali, dall’insonnia e alterazione del ritmo-sonno veglia ai disturbi cardiocircolatori, dai dolori muscolo-tensivi all’ipertensione. E ancora, stanchezza cronica, disturbi ormonali e mestruali, sudorazione e disturbi della pelle. Ai problemi fisici spesso si sommano poi quelli psichici, come l’irritabilità che esplode in crisi di pianto, le alterazioni comportamentali, l’apatia, il calo del desiderio sessuale e, infine, la depressione.

Ci sono paesi, come la Corea, dove la dipendenza da smartphone è riconosciuta come una vera e propria patologia al pari di quella dall’alcol o dalla droga.

Ecco perché, per evitare che tutto questo venga ulteriormente alimentato dal Metaverso e si cronicizzi, è fondamentale che vengano stabilite regole chiare, precise ed eventuali sanzioni per chi le viola.

E tu, cosa ne pensi?

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